I comuni che rischiano di non essere più’ “montani” - i sindaci dell’Unione si mobilitano.

Una lettera a Giorgia Meloni e a Roberto Calderoli, rispettivamente Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro per gli affari regionali e le autonomie e per conoscenza a Marco Zecchinato e Dario Bond assessori regionali del Veneto, nonché a UNCEM, al fine di scongiurare la sottrazione di “montanità” ad alcuni comuni già compresi nell’Unione Pasubio Piccole Dolomiti. La firma è quella dei sindaci dell’Unione. Un decreto in fase di discussione sta infatti rivedendo i criteri altimetrici e clivometrici in base ai quali dichiarare “montano” o meno un comune. I nuovi criteri proposti (presenza del 25% di superficie sopra i 600 metri e 30% di superficie con pendenza non inferiore al 20%) e taglierebbero fuori i comuni di Monte di Malo, Piovene Rocchette e Santorso.

Data di pubblicazione: Martedì, 20 Gennaio 2026

Tempo di lettura: 3 min

Immagine: MontediMalo

Schio, 19 gennaio 2026

Una lettera a Giorgia Meloni e a Roberto Calderoli, rispettivamente Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro per gli affari regionali e le autonomie e per conoscenza a Marco Zecchinato e Dario Bond assessori regionali del Veneto, nonché a UNCEM, al fine di scongiurare la sottrazione di “montanità” ad alcuni comuni già compresi nell’Unione Pasubio Piccole Dolomiti. La firma è quella dei sindaci dell’Unione. Un decreto in fase di discussione sta infatti rivedendo i criteri altimetrici e clivometrici in base ai quali dichiarare “montano” o meno un comune. I nuovi criteri proposti (presenza del 25% di superficie sopra i 600 metri e 30% di superficie con pendenza non inferiore al 20%) e taglierebbero fuori i comuni di Monte di Malo, Piovene Rocchette e Santorso.

La notizia è di quelle che ha provocato delusione nei sindaci dell’Unione Montana Pasubio Piccole Dolomiti. Ognuno di loro, tra mille difficoltà, cerca quotidianamente non solo di far quadrare i conti e accogliere le istanze dei propri concittadini, ma profonde ulteriori sforzi per avere una visione più ampia su un territorio che va gestito in modo sistemico, trasversale e che sempre di più comporta interventi coordinati che non possono e non devono fermarsi ai rispettivi confini.

E dunque la discussione in corso sul DPCM che vorrebbe ridefinire i criteri per la definizione di quali siano i comuni montani e le proposte che ne sono scaturite, ha prodotto non poco sconcerto. I nuovi parametri, meramente geometrici, mostrano di non tener conto del reale contesto territoriale (ambiente – natura), della complessità socio economica e della continuità amministrativa dei territori in questione.

Secondo le proiezioni, l’applicazione dei soli parametri altimetrici e clivometrici toglierebbe la qualifica di “comune montano” a Monte di Malo, Piovene Rocchette e Santorso, i cui territori sono al di sotto degli orizzonti altimetrici e con limitazioni clivometriche meno severe. In questa nuova visione risulterebbero fortemente penalizzate aree forestali, prative e vie fluviali interessate da importanti fenomeni propri delle aree montane (spopolamento e dissesto idrogeologico) e che richiedono un deciso presidio istituzionale e interventi coordinati di difesa del suolo, gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche e protezione della biodiversità.

Senza contare che gran parte delle frane sono concentrate nella fascia pedemontana con maggiore pendenza proprio nei comuni che non sarebbero più considerati montani.

L’esclusione di questi comuni comporterebbe una pesante riduzione quando non anche l’azzeramento dei trasferimenti derivanti dal Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT) compromettendo servizi essenziali nei territori e la riduzione degli interventi contro il dissesto idrogeologico. I Comuni delle nostre aree sono storicamente integrati in Unioni Montane. La nuova prospettiva creerebbe una situazione a “macchia di leopardo” che renderebbe inefficiente la gestione dei servizi sovracomunali e la programmazione strategica dell’area montana con il conseguente rischio di scioglimento per alcune Unioni.

Regione del Veneto e Amministrazione Provinciale di Vicenza si sono unite al coro dei sindaci per supportare la richiesta di revisione appoggiando la proposta rilanciata dall’Unione che introduce parametri flessibili, elementi con soglie di tolleranza e valutazione di indici correttivi che terrebbero conto di aspetti fisici, ambientali e insediativi del territorio. 

Secondo quanto è stato verbalmente comunicato nelle video conferenze del 24 e 29 dicembre 2025, il gruppo di lavoro nominato dal Ministero per la redazione dei nuovi parametri non avrebbe coinvolto L'UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) che avrebbe avuto titolo e competenze specifiche per questo tipo di discussione.

“L’attrattività di un’area si misura anche dal numero di servizi offerti – dichiara Mosè Squarzon, presidente dell’Unione e sindaco di Monte di Malo, proprio uno dei comuni a rischio di stralcio – come ad esempio le scuole per l’infanzia, che consentono alle famiglie di rimanere ad abitare un territorio. Non si può lamentare lo spopolamento delle aree montane se poi le norme che ci governano sembrano favorirlo. Temiamo che questa riforma, dichiarata con il fine di condizionare i soli fondi per la montagna, sia anche poi utilizzata per penalizzare i territori ora montani, che magari utilizzano deroghe, ad esempio per avere garantite le classi scolastiche nei territori con decremento demografico. Confidiamo che Marco Zecchinato assessore regionale delegato agli enti locali, con cui siamo in contatto e a cui abbiamo comunicato le nostre preoccupazioni, riesca a portare gli oggettivi argomenti di buon senso ed efficienza gestionale, sul tavolo di lavoro in corso”.

I comuni montani in Italia sono oggi 4000 e se il DPCM andasse a buon fine ne verrebbero tagliati 1200, di cui 38 in Veneto e 15 in provincia di Vicenza.

Maria Grazia Dal Pra'

Ulteriori informazioni

Licenza d'uso
Dominio pubblico

Ultima modifica:Martedì, 20 Gennaio 2026